Intelligenza artificiale e lavoro: dietro a questa semplice combinazione di parole si nasconde un’immensa quantità di dibattiti, accuse più o meno fondate, esagerazioni, incomprensioni, articoli, saggi, leggi e interventi di ogni genere e tipo. La cosa non dovrebbe sorprendere: negli ultimi anni l’IA è infatti riuscita ad attirare l’attenzione di gran parte del mondo del lavoro, suscitando tanto interesse quanto timore da parte di imprese, lavoratori e governi. Uno strumento da sfruttare per aumentare i guadagni, una minaccia per il proprio impiego, una tecnologia potente ma pericolosa che deve essere regolata – le opinioni al riguardo sono certamente variate e numerose. Ma quale di esse è quella corretta, ci si potrebbe chiedere? Che questa tecnologia andrà ad influenzare pesantemente il mercato del lavoro è un fatto ormai scontato, ma cosa accadrà effettivamente? Le conseguenze saranno positive o negative? Quali saranno gli ambiti più colpiti da questo cambiamento? Che effetto avrà l’adozione dell’intelligenza artificiale sui lavoratori? I sistemi di IA saranno davvero in grado di aumentare la produttività delle aziende?
Si tratta di domande importanti ed interessanti, a cui molti studiosi hanno già tentato di rispondere. La maggior parte di loro ha tuttavia preferito concentrarsi su di uno specifico ambito, analizzando, ad esempio, come verrà influenzata l’occupazione, le possibili applicazioni per quanto riguarda la salute e sicurezza sul lavoro, o quali saranno i principali usi dell’intelligenza artificiale. In questo articolo io vorrei però adottare un approccio un po’ differente, cercando invece di fornire un quadro di insieme della situazione, un’analisi meno approfondita ma di più ampio respiro, che possa fornire al lettore una migliore idea di cosa significhi veramente l’adozione dell’IA per il mondo del lavoro.
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