Oltre l'uomo

Intelligenza artificiale, nuove tecnologie, attualità e riflessioni filosofiche.

“Magnifica Humanitas”: questo è il titolo dell’enciclica di Papa Leone XIV che ha dominato le classifiche dei bestseller per alcune settimane. Che l’opera abbia attirato un tale livello di interesse non è sorprendente: da un lato si tratta infatti del primo testo firmato dal nuovo pontefice; dall’altro, essa si concentra interamente su una delle tematiche più dibattute dei giorni nostri, ossia quella dell’intelligenza artificiale. Considerata questa combinazione di fattori, non mi sembra difficile capire come l’epistola papale sia riuscita a suscitare così tanta attenzione – forse troppa attenzione. Dal punto di vista di qualcuno che si occupa di IA, penso infatti che a questo intervento sia stato infatti attribuito un peso di gran lunga maggiore di quello che merita veramente: si tratta certamente di un’analisi competente, ed è chiaro che l’autore conosce e comprende l’argomento; tuttavia, nel suo insieme l’opera non riesce ad aggiungere niente di particolarmente innovativo alla discussione, limitandosi a riprendere temi e posizioni già ampiamente trattate dagli esperti del settore.

Ad attirare la mia attenzione è stata invece la brevissima sezione, non più di una ventina di righe in totale, dedicata dal papa al tema del transumanesimo: per chiarezza, non si tratta della prima volta che la Chiesa Cattolica ha espresso la propria opinione sull’argomento, e anche qui ho trovato poco di nuovo nel tono critico adottato da Leone XIV. Quello che mi ha stupito è invece il semplice fatto che il pontefice abbia deciso di menzionare questa scuola filosofica, e soprattutto in un testo così importante e diffuso come un’enciclica. Per quanto non del tutto sconosciuto, il transumanesimo non fa infatti esattamente parte della cultura mainstream. La persona comune potrebbe magari riconoscere il termine “transumano”, abbastanza comune nella fantascienza, ma saprà quasi sicuramente ben poco del “movimento transumanista”, ammesso e non concesso che sia a conoscenza della sua esistenza tanto per cominciare. Persino l’epistola papale, che pure tratta dell’argomento, gli dedica solo un singolo passaggio, peraltro condiviso con il postumanesimo, una corrente filosofica distinta ma spesso (ed erroneamente) associata al transumanesimo.

Questo articolo nasce dunque proprio con l’intenzione di affrontare tale problema, fornendo al lettore interessato una sorta di “introduzione al transumanesimo”, una breve analisi di questa affascinante scuola filosofica che ne illustri la natura, i fondamenti e le peculiarità, il tutto partendo da una semplice ma fondamentale domanda: cos’è il transumanesimo?

Dall’umano al postumano: cos’è il transumanesimo?

Iniziamo dunque cercando di definire cosa sia il transumanesimo. Fortunatamente, la risposta è abbastanza semplice: si tratta di un movimento che supporta e promuove l’utilizzo della tecnologia per potenziare l’essere umano. Ma cosa significa tutto ciò? In questa breve definizione ci sono tre elementi fondamentali: il fatto che il transumanesimo sia un movimento, l’enfasi sul ruolo della tecnologia, e la centralità del potenziamento (“enhancement” in inglese) come obiettivo da raggiungere. Vediamo quindi di esaminarli in maniera più approfondita.

Precedentemente ho descritto il transumanesimo come una corrente o una scuola filosofica, termini che fanno venire in mente dotti barbuti che discutono di argomenti altamente astratti come la natura della realtà che ci circonda o se esistano valori morali universali, il tutto facendo uso di un linguaggio rigorosamente incomprensibile per i non-iniziati. E, in effetti, questa è un’interpretazione non del tutto errata della filosofia; tuttavia, il transumanesimo non è soltanto una corrente filosofica, ma anche un movimento. La differenza tra i due concetti è, sostanzialmente, la differenza tra il teorico e il pratico: dove il primo si limita spesso ad analizzare e discutere, il secondo cerca attivamente di agire sulla realtà per diffondere e promuovere le sue credenze. Quando un autore transumanista parla di immortalità o di brain uploading, egli non intende questi argomenti come pura speculazione su temi del tutto ipotetici, ma come una concreta e realizzabile proposta per il futuro. A mettere ulteriormente in evidenza questa natura “pratica” del transumanesimo è poi l’esistenza di veri e propri gruppi organizzati, inclusa l’internazionale “Humanity+” (un tempo conosciuta con il ben più simbolico nome di “World transhumanist association”), che si occupano di pubblicare riviste, organizzare eventi, promuovere nuove scoperte scientifiche e via dicendo; per quanto piccoli, diversi paesi hanno addirittura registrato la nascita di partiti transumanisti, passando così da semplice dottrina filosofica ad ideologia politica. In altre parole, il transumanista non si limita a discutere di cosa sia l’enhancement e di quali effetti potrebbe avere su di noi, ma cerca attivamente di renderlo una realtà.

Per quanto riguarda invece l’uso della tecnologia e la centralità del potenziamento, sarebbe più opportuno trattare questi due argomenti congiuntamente; sebbene si tratti di concetti distinti, essi sono infatti strettamente collegati ed interdipendenti, al punto da non poter esistere l’uno senza l’altro. Partendo quindi dal tema della “tecnologia”, bisogna innanzitutto notare che molti transumanisti scelgono di interpretare questo termine in un’accezione piuttosto ampia, che include sostanzialmente ogni forma di conoscenza e di strumento utilizzato dall’uomo per ampliare le proprie capacità. Questo fatto va tenuto a mente, in quanto influisce pesantemente sul modo in cui il movimento concepisce tanto il concetto di “potenziamento”, quanto la natura dell’uomo più in generale. Quest’ultimo è infatti definito come un “animale tecnologico”, ossia l’unica specie che fa un uso estensivo della tecnica: in base a ciò, la tecnologia va quindi a definire l’essere umano, che senza di essa non sarebbe, per l’appunto, umano. Al tempo stesso la tecnologia è però anche ciò che ci permette di essere “più” che umani, ossia di andare oltre i limiti della nostra esistenza biologica: per esempio, l’uomo non può sollevare grandi pesi con la sua sola forza, eppure la tecnica ci ha permesso di costruire monumenti impressionanti come le piramidi. Il potenziamento può quindi essere inteso come la pratica di utilizzare la tecnologia per, come si intende dal nome, “potenziare” le capacità umane oltre le loro limitazioni naturali. Qui, però, arriva una distinzione importante: l’enhancement vero e proprio è generalmente concepito in termini di qualcosa che non è ancora disponibile, separato e più potente del semplice uso della tecnica. Gli autori transumanisti riconoscono infatti che la tecnologia ha già da lungo tempo permesso all’umanità di “superare i propri limiti”, ma il processo è percepito come ancora incompleto; di conseguenza, l’uomo moderno viene identificato come un “transumano”, un essere certamente superiore allo standard biologico, ma comunque lontano dall’ipotetico “postumano” che il transumanesimo desidera desiderano. Il potenziamento, più correttamente, potrebbe quindi essere definito come l’insieme di metodi utilizzabili dall’umano-transumano per “ascendere” allo stato di postumano, un processo che, per essere considerato tale, dovrebbe risultare in una vera e propria evoluzione per il genere umano.

Postumano, troppo postumano

Nella sezione precedente abbiamo fatto riferimento al concetto del “postumano”, descrivendolo come l’obiettivo che il transumanesimo vorrebbe raggiungere tramite il potenziamento. Tuttavia, il postumano sarebbe più propriamente descritto come la figura centrale e più importante dell’intera dottrina transumanista, parte traguardo da raggiungere, parte fondamento di un utopico futuro, e parte creatura mitica. Comprendere la natura di questa entità è quindi assolutamente fondamentale per la nostra analisi; fortunatamente, in questo caso sono i transumanisti stessi a venirci in aiuto, offrendoci le “Transhumanist FAQ”, un testo appositamente realizzato per rispondere alle più comuni domande sul movimento e le sue credenze. Le FAQs definiscono quindi il postumano come un essere futuro “whose basic capacities so radically exceed those of present humans as to be no longer unambiguously human by our current standards”. In altre parole, un postumano è un essere così tanto più “capace” di noi da non poter più essere considerato strettamente umano; in sostanza, il termine “postumano” significa “ciò che viene dopo l’umano” in un senso più evolutivo (lo stadio di sviluppo successivo dell’umanità) che temporale (un essere che si è sviluppato successivamente all’uomo). Incidentalmente, è proprio da questa interpretazione che deriva anche il termine “transumano”, un’abbreviazione di “transitional human”, ossia un punto intermedio, di transizione per l’appunto, tra l’umano “base” e il postumano.

Detto ciò, questa definizione, per quanto utile, è ancora piuttosto vaga: abbiamo stabilito che l’umano potenziato deve possedere delle “capacità di base” ampiamente superiori alle nostre, e possiamo ragionevolmente dedurre che esse includano cose come prestanza fisica, doti mentali, durata media della vita ecc. A questo punto potremmo quindi immaginarci il postumano come una sorta di Superman, un essere sostanzialmente umano sotto la maggior parte dei punti di vista, ma dotato di poteri eccezionali; tuttavia, un’interpretazione del genere sarebbe sostanzialmente errata, o perlomeno eccessivamente riduttiva. Ironicamente, per certi versi il postumano potrebbe essere visto come più vicino all’Übermensch della tradizione nietzschiana, un concetto che peraltro potrebbe aver influito sullo sviluppo del transumanesimo. Sebbene spesso tradotto come “superuomo”, l’Übermensch del filosofo tedesco è in realtà ben lontano dall’ideale dell’uomo d’acciaio dei fumetti, o in effetti anche soltanto dal semplice “umano potenziato”: al contrario, dal punto di vista delle capacità è una normalissima persona, priva di alcun vantaggio sul resto della nostra specie. A differenza dei suoi simili egli è però anche un “oltreuomo”, un essere umano che, abbandonati i dogmi religiosi e la morale tradizionale, ha invece imparato a creare un proprio insieme di valori con cui dare senso all’esistenza. Come si può immaginare, quello del rapporto tra il transumanesimo e Nietzsche è un argomento piuttosto dibattuto, ma alcuni autori hanno riconosciuto delle similitudini tra i due, ad esempio interpretando l’autore ottocentesco come un precursore del movimento transumanista o, più rilevante per la discussione attuale, assimilando il postumano stesso alla figura del’Übermensch, visto come l’uomo che abbandona le limitazioni della tradizione-natura a favore di un proprio sistema di valori e della libertà di scegliere il proprio futuro. In ogni caso, tornando al paragone con Superman, quello che dobbiamo evidenziare è che il postumano è presentato come un’entità molto più “aliena” di quanto non lo sia l’eroe dei fumetti. Quest’ultimo, come abbiamo già notato, sembra e si comporta come una persona normale, distinguendosi solo per i suoi superpoteri; il transumanesimo, al contrario, descrive esplicitamente il suo “superuomo” come un essere che non è più del tutto umano, e che può anzi deviare anche enormemente dall’uomo “tradizionale” in termini non solo di capacità, ma anche di aspetto, comportamento e persino per quanto ne riguarda la natura biologica.

Questa concezione del postumano è legata ad un altro elemento fondamentale della cultura transumanista, ossia l’incapacità di prevedere quale forma andrà ad assumere l’uomo del futuro – o, se è per questo, anche soltanto “come” verrà creato. Bisogna infatti tenere a mente che, per il momento, i vari metodi suggeriti per potenziare l’essere umano sono ancora o troppo limitati, o quasi completamente teorici. Ad esempio, nella fantascienza è abbastanza comune l’idea di poter utilizzare droghe e sostanze artificiali o aliene per incrementare le proprie capacità fisiche e mentali, concetto peraltro ripreso anche da alcuni predecessori del transumanesimo: piuttosto ovviamente, al giorno d’oggi siamo ancora ben lontani dall’avere qualcosa che possa potenziare l’uomo a tal livello da renderlo eligibile per la qualifica di postumano. Ciò non vuol necessariamente dire che questo approccio sia destinato al fallimento e vada abbandonato, in quanto non possiamo escludere che eventuali nuove scoperte cambino la situazione, ma, almeno per il momento, quella del doping non è una strada praticabile. Qualcosa del genere vale anche per l’ingegneria genetica, un’altra tecnologia spesso menzionata dagli autori transumanisti, le cui limitazioni correnti la rendono incapace di realizzare cambiamenti così vasti e profondi come quelli richiesti dal postumano; differente è invece la situazione del brain uploading, teoricamente fattibile, ma impossibile da testare al nostro livello tecnologico attuale. In parole povere, si potrebbe quindi dire che il transumanesimo propone un ideale che, almeno per ora, risulta sostanzialmente irraggiungibile; più avanti andremo a vedere come ciò vada ad influire sul movimento e la sua reputazione, ma per adesso è meglio tornare alla nostra analisi del postumano. La questione della sua realizzabilità è infatti piuttosto rilevante per la discussione, in quanto da essa dipende un’altra caratteristica fondamentale dell’uomo potenziato: la mancanza di una forma predefinita. Come abbiamo appena visto, l’enhancement può assumere una considerevole varietà di forme, dalle droghe alla creazione di copie informatiche del cervello; tuttavia, ed è questo l’elemento chiave, ciascuno di questi approcci porterebbe a risultati diversi. Un’ipotetica sostanza capace di donare capacità sovrumane (si pensi magari alla “spezia” di Dune) risulterebbe quasi certamente in un postumano sostanzialmente simile all’uomo moderno, mentre la manipolazione genetica renderebbe possibili cambiamenti di maggiore portata, trasformando radicalmente i nostri corpi e le nostre menti; in un caso limite, come quello del brain uploading, l’essere umano potrebbe addirittura arrivare ad abbandonare completamente la sua natura corporea per diventare un essere digitale, che non avrebbe praticamente più niente in comune con il resto dell’umanità.

Il postumano non è quindi un’entità “unica”, ma piuttosto un ideale che può venire incarnato in modi differenti a seconda del percorso seguito per raggiungerlo. Se pensiamo alla definizione fornita dalle “Transhumanist FAQ”, esso viene semplicemente descritto come un essere le cui capacità sono di gran lunga superiori a quelle dell’uomo moderno: si tratta di una scelta di parole volutamente vaga, proprio in quanto l’umano potenziato risulta impossibile da descrivere in maniera precisa – molto semplicemente, non possiamo sapere quale forma andrà ad assumere, e non possiamo permetterci di escludere alcuna possibilità. Il transumanesimo attribuisce infatti un’enorme importanza allo stato morale del postumano, riconoscendogli diritti equivalenti a quelli di cui gode l’uomo; escludere un possibile “punto di arrivo” dallo status di postumano significherebbe invece privarlo dei suoi diritti fondamentali, un fatto del tutto inaccettabile per una dottrina che, come vedremo più avanti, considera libertà e qualità della vita come elementi fondamentali. Ciò ha però un effetto piuttosto curioso: in quanto il postumano è definito soltanto in termini delle sue capacità, diversi autori hanno argomentato che all’interno di questa categoria dovrebbero ricadere anche esseri che non sono mai stati umani. Un ottimo esempio è quello dell’intelligenza artificiale, esplicitamente riconosciuta dalle “Transhumanist FAQ” come una possibile forma del postumano; alternativamente, alcuni scrittori transumanisti menzionano anche gli “uplifted animals”, animali la cui intelligenza è stata potenziata fino ad essere pari a quella umana, mentre altri ritengono che il concetto possa essere esteso anche a specie aliene che abbiano seguito un simile processo di enhancement. Di conseguenza, il postumano dovrebbe essere compreso non come una semplice persona dotato di capacità straordinarie, ma piuttosto come una categoria a parte, non esattamente una specie, ma certamente qualcosa che, per l’appunto, non è più necessariamente concepibile come un essere umano.

Umano, transumano, postumano: una storia evolutiva del transumanesimo

Fino ad ora abbiamo parlato del transumanesimo da un punto di vista prevalentemente “concettuale”, discutendo di che cosa sia, che cosa propone, quali sono i suoi elementi principali e via dicendo. Tuttavia, questo approccio, per quanto funzionale, risulta anche incapace di fare veramente luce sulla natura del nostro movimento. Molte delle sue idee e delle sue peculiarità possono infatti essere comprese solo se inserite all’interno di uno specifico contesto storico ed ideologico, oppure facendo riferimento alle tradizioni e ai precedenti che hanno influenzato lo sviluppo del transumanesimo moderno. Partendo da questa considerazione, mi sembra quindi chiaro che il modo migliore per proseguire con la nostra analisi sia di effettuare un breve excursus storico.

A questo punto dobbiamo però porci una domanda: da dove iniziare esattamente? Le origini del transumanesimo sono infatti piuttosto curiose, e potrebbero essere ricondotte tanto all’America degli anni 80-90 quanto all’Inghilterra degli anni 20 – o, se volessimo fornire un’analisi particolarmente estensiva, al diciannovesimo secolo… Avanti Cristo. Proprio a quest’epoca risale infatti “L’Epopea di Gilgameš”, uno dei più antichi racconti epici della nostra storia e, per certi versi, una delle prime attestazioni di una “ideologia transumanista”. Nella seconda parte dell’opera l’omonimo eroe, terrorizzato dall’idea della propria morte, intraprende un lungo viaggio alla ricerca dell’immortalità, scoprendo infine che questa può essere ottenuta consumando una specifica pianta. Piuttosto ovviamente siamo ben lontani dal transumanesimo moderno, ma già in questo testo di 4000 anni fa possiamo vedere alcuni degli elementi che lo hanno ispirato: la ricerca della vita eterna, la concezione dell’uomo come una creatura imperfetta, e soprattutto la possibilità di superare le limitazioni del nostro corpo per diventare immortali. Similmente, nel mito greco di Prometeo possiamo riconoscere le origini di un’altra tematica di grande interesse per i pensatori transumanisti, ossia quella della tecnologia come strumento capace di “far ascendere” la specie umana: il racconto narra infatti di come l’umanità delle origini fosse priva di qualsiasi abilità o capacità particolare, rendendola vulnerabile alle depredazioni degli altri animali; Il titano Prometeo, impietosito, decide quindi di rubare agli dèi il fuoco, simbolo di conoscenza e civiltà, e di donarlo ai mortali. Concentriamoci dunque sul fuoco-téchne, perché esso presenta due caratteristiche fondamentali: da un lato, la sua attribuzione all’ambito del divino ne enfatizza la potenza e l’importanza, definendolo chiaramente come qualcosa di trascendentale ed ultraterreno; dall’altro, esso è anche lo strumento tramite cui l’uomo, debole ed impotente, riesce ad oltrepassare i limiti imposti dalla propria natura per diventare il dominatore del pianeta. Quest’ultimo elemento è messo in particolare evidenza da un altro mito degno di nota, ossia quello di Dedalo e Icaro: è infatti proprio grazie alla tecnica che il famoso inventore riesce a rendere possibile l’impossibile, costruendo delle ali capaci di concedere il dono del volo all’uomo.

Molto affascinante è poi l’alchimia medievale, intesa come una sorta di proto-scienza capace di creare sostanze miracolose, prima fra tutte la famosa pietra filosofale. È nell’alchimia che si unificano le due correnti che abbiamo già visto, rendendo la téchne la strada-strumento attraverso cui giungere all’immortalità, un concetto che verrà poi ripreso e sviluppato dal transumanesimo. Idee simili non sono però limitate al mondo occidentale: ad esempio, le culture dell’area asiatica presentano diversi elementi assimilabili alle credenze transumanistiche. Il Taoismo in particolare è degno di menzione, in quanto contempla l’uso di pratiche alchemiche per creare delle “pillole” capaci di potenziare le capacità umane, o addirittura di donare l’immortalità; interessante è anche il fatto che il processo per diventare un “immortale” (Xian) include anche l’abbandono della forma umana per raggiungere uno stadio superiore di esistenza, permettendoci di tracciare un ulteriore parallelo con il postumano. E, parlando di postumano, è notevole che una delle figure più famose del folklore cinese, Sun Wukong, sia una scimmia ascesa al rango di Buddha: chiaramente, la ricerca della vita eterna e della trascendenza non è limitata al solo genere umano. Per fare un esempio più recente potremmo invece menzionare il “Frankenstein” di Mary Shelley, peraltro ironicamente sottotitolato “Il moderno Prometeo”, i cui personaggi sembrano quasi incarnare alcuni dei concetti di cui abbiamo parlato: l’omonimo dottore rappresenta infatti il potere della scienza, in quanto è proprio con l’ausilio di quest’ultima che egli riesce a fare l’impossibile e a donare la vita alla materia inanimata; il “mostro” è invece presentato come un essere quasi postumano, orrido a vedersi, ma anche estremamente intelligente, fisicamente superiore al suo creatore, e dotato di profonde capacità emozionali. Infine, non possiamo tralasciare l’influenza della fantascienza moderna, in cui le tematiche riconducibili al transumanesimo abbondano; in effetti, non sarebbe forse scorretto dire che film, romanzi e videogiochi abbiano svolto un ruolo maggiore nell’introdurre tali concetti ad un pubblico più ampio di quanto non abbiano fatto i transumanisti stessi.

In ogni caso, a questo punto dovrebbe essere ormai evidente che il movimento transumanista fa riferimento a tradizioni anche molto antiche, riprendendo idee ed elementi esistenti già da secoli e formalizzandoli in un sistema unitario e ben definito. Tutto ciò, per quanto di enorme importanza nell’aiutarci a comprendere le origini del pensiero transumanista, ci fornisce però soltanto una parte di un quadro più ampio; altrettanto fondamentale è infatti la conoscenza del contesto storico-culturale in cui il transumanesimo è nato e si è sviluppato. Fortunatamente, ricondurre il nostro movimento ad un preciso momento storico non è particolarmente difficile, seppur con un caveat: più che ad un singolo luogo, dobbiamo fare riferimento a due aree e periodi separati ma ugualmente importanti, ossia l’Inghilterra degli anni 20-30 e l’America della seconda metà del XX secolo. L’Inghilterra può, per certi versi, essere considerata la “culla” del transumanesimo: proprio qui hanno infatti iniziato ad apparire i primi riferimenti moderni a concetti come quello del potenziamento, la cui diffusione è stata favorita sia dall’interesse della tradizione filosofica britannica, per sua natura empirica e vicina alla scienza, sia dalla presenza di esperti in ambiti come la biologia, le scienze sociali e l’eugenetica. Questa iniziale forma del transumanesimo assume infatti dei tratti leggermente differenti da quelli finora descritti, proponendo una riflessione che enfatizza un potenziamento non solo fisico-mentale, ma anche morale e sociale, volto a migliorare la condizione umana. Diverso è invece l’approccio adottato negli Stati Uniti, dove il movimento transumanista raggiunge la sua maturità verso la fine del secolo: influenzato da una cultura che attribuisce grande valore ad individualismo, libertà personale e ottimismo nei confronti della tecnologia, il transumanesimo moderno è sostanzialmente una filosofia “liberale”, che concepisce l’enhancement come un diritto individuale, una scelta che non può essere né imposta né vietata. In sostanza, se il transumanesimo britannico auspicava la creazione di un’utopica società di esseri umani fisicamente e moralmente superiori, il transumanesimo americano esalta invece il quasi edonistico desiderio dell’individuo di diventare un postumano; allo stesso modo, gli autori americani tendono ad avere una visione piuttosto positiva del potenziamento ed un atteggiamento ottimistico nei confronti della tecnologia, mentre quelli britannici sono più cauti e disposti a considerare i potenziali pericoli, seppur riconoscendo il valore delle scienze come strumento per migliorare la condizione umana.

L’oro degli sciocchi: una critica del transumanesimo

Arrivati a questo punto, il lettore dovrebbe essersi ormai fatto una buona idea di che cosa sia il transumanesimo e di come funzioni. Detto ciò, se vogliamo fornire un quadro veramente completo dell’argomento c’è un ultimo elemento che dovrebbe essere preso in considerazione: le critiche. Come ogni altra dottrina filosofica, il transumanesimo è stato infatti soggetto a critiche di vario genere, e capire non solo la loro natura, ma anche il modo in cui gli autori transumanisti hanno cercato di rispondere ad esse può essere di grande utilità nel comprendere meglio questo curioso movimento.

Iniziamo dunque da un tema a cui abbiamo già accennato precedentemente, ossia la questione della fattibilità del postumano. Come già discusso in precedenza, quella del potenziamento è una pratica quasi totalmente teorica, incapace, almeno per il momento, di creare un postumano. Per chiarezza, ciò non significa che l’enhancement in generale sia del tutto impossibile: pratiche come il doping o la stimolazione cerebrale sono già oggi utilizzate per migliorare le capacità fisiche e mentali dell’uomo, e molte altre, come l’ingegneria genetica e le interfacce neurali, sono tuttora argomento di intenso studio; sarebbe invece più corretto dire che il potenziamento è possibile, ma insufficiente. Il postumano, lo ricordiamo, dovrebbe possedere capacità di gran lunga superiori a quelle di un essere umano normale, e i metodi attualmente disponibili sono semplicemente troppo limitati per raggiungere un tale obiettivo. Le tecnologie che potrebbero risultare in grado di soddisfare questi requisiti, come il brain uploading, sono invece troppo avanzate, e quindi sostanzialmente irrealizzabili. Come si può quindi immaginare, questo fatto ha indotto alcuni critici ad affermare che l’intero movimento transumanista si fonda su di una bugia, e che il postumano è soltanto un’illusione, o addirittura una truffa. L’argomento non è in realtà del tutto errato: ci sono ben poche prove che l’ideale transumanista sia realizzabile, mentre i problemi da risolvere per poterlo raggiungere abbondano. Eppure, gli aderenti al movimento sembrano avere completa fiducia in questo irraggiungibile sogno, al punto da affidarsi a pratiche come la crionica, nella speranza che in un lontano futuro i loro corpi morti possano venire rianimati e trasformati in esseri immortali. Si tratta di una scelta curiosa, che è stata a volte comparata con quelle degli seguaci dei “New religious movements”: proprio come questi ultimi il transumanesimo propone infatti una “fede” apparentemente irrazionale, strane promesse di salvezza e di paradiso, un insieme di insegnamenti e pratiche da seguire per chi desidera ascendere, un invito ad investire tempo e denaro nel movimento, una tendenza a cercare di diffonderne le idee… persino da un punto di vista escatologico il transumanesimo presenta elementi quasi religiosi, offrendo vita eterna e resurrezione ai “credenti”, o descrivendo scenari apocalittici. Chiaramente, non si tratta di un paragone che induce molta fiducia nell’affidabilità della nostra scuola filosofica.

Ironicamente, a fornire una giustificazione per questo genere di fiducia (apparentemente) ingiustificata ci pensa non un moderno transumanista, ma il filosofo, matematico e teologo seicentesco Blaise Pascal. Pascal propose infatti un argomento, conosciuto come la “Scommessa di Pascal”, volto a dimostrare che, da un punto di vista logico, è più vantaggioso credere in Dio. Per quanto gli aderenti al transumanesimo non facciano esplicito riferimento a questo ragionamento, il loro modo di pensare è abbastanza simile: “credere” nel postumano è una scommessa, o piuttosto un investimento, in cui una piccola “spesa” adesso potrebbe portare ad enormi “guadagni” in futuro. Più che di un atto di fede si tratta quindi di una scelta calcolata e razionale (o perlomeno percepita come tale), difesa a gran voce con studi ed osservazioni a suo favore. È infatti importante ricordare che il transumanesimo origina da un modo di pensare che enfatizza il ragionamento logico, l’analisi empirica dei fatti e la ricerca scientifica – e, in effetti, sotto certi aspetti esso è più vicino alle scienze che alla filosofia pura. Di conseguenza, diversi transumanisti hanno cercato di sostenere, dimostrare e giustificare la validità delle proprie credenze attraverso lo studio della tecnologia e del suo sviluppo, tentando di individuare trend ed altri elementi che permettano di fare previsioni per il futuro. Il risultato finale, bisogna chiarirlo, tende eccessivamente all’ottimismo e a promesse un po’ azzardate, ma le ricerche stesse sono spesso ben realizzate e fondate su fatti reali. In aggiunta a tutto ciò, è opportuno notare che i transumanisti stessi riconoscono la validità di questa critica, ammettendo che la creazione del postumano sia impossibile al nostro attuale livello tecnologico, e che le varie pratiche di enhancement finora suggerite potrebbero rivelarsi irrealizzabili o fallimentari. Tuttavia, questa ammissione deve essere intesa come un semplice riconoscimento di un fatto pratico, e non come una negazione della validità del pensiero transumanista: il fallimento di una o più tecnologie non significa infatti che il potenziamento in sé non sia fattibile, in quanto esistono sempre altri approcci che potrebbero essere tentati, e il fatto che il traguardo del postumano sia irraggiungibile al giorno d’oggi non vuol dire che lo rimarrà per sempre. In particolare, gli autori legati al movimento fanno notare come lo sviluppo della scienza e della tecnica abbia più e più volte reso possibile quello che un tempo sembrava infattibile, rendendo quindi insensato qualsiasi rifiuto “a priori” dei loro ideali: in fondo, molti degli strumenti che oggi noi diamo per scontati, come i computer, sarebbero stati inimmaginabili solo un secolo fa; perché non dovrebbe valere lo stesso per l’enhancement e i postumani?

Quello della fattibilità non è però l’unico dibattito in cui il potenziamento svolge un ruolo centrale: di grande importanza è infatti anche la questione dei suoi effetti. Il transumanesimo, abbiamo visto, tende ad adottare un punto di vista piuttosto ottimistico, sostenendo che l’enhancement è una cosa sostanzialmente positiva per l’umanità; diversi critici hanno però evidenziato come esso possa anche portare a gravi problemi come la discriminazione. Questa, peraltro, non un’interpretazione del tutto nuova: già nelle tradizioni a cui il movimento transumanista si ispira la tecnologia è percepita in modo ambiguo, sospesa tra il miracoloso e il pericoloso. Da un lato, il suo potere è assolutamente reale: Dedalo ed Icaro riescono a spiccare il volo, il Dottor Frankenstein scopre come donare la vita alla sua creatura, il fuoco permette all’umanità di prosperare, e via dicendo; dall’altro, l’atto del “andare oltre i limiti umani” porta inevitabilmente alla rovina: Icaro vola troppo vicino al sole, il mostro si ribella al suo creatore, e Prometeo viene orribilmente punito per aver rubato agli dèi. Si tratta di un riconoscimento e di un avvertimento allo stesso tempo: grazie alla tecnica l’uomo può certamente compiere l’impossibile, ma dovrebbe davvero cercare di farlo? La tradizione ci dice infatti che “i limiti esistono per un motivo”, interpretando ogni tentativo di superarli come un atto di hubris: solo agli dèi spetta il diritto di impugnare tale potere, e l’uomo non è altro che un usurpatore, destinato ad andare incontro a conseguenze nefaste. In sostanza, ci troviamo di fronte ad un punto di vista completamente antitetico a quello transumanista, dove il potenziamento, il postumano, e tutto ciò che essi comportano sono percepiti non solo in senso positivo, ma addirittura come qualcosa di naturale, lo stadio di sviluppo successivo della civiltà umana: quello che per il passato è un atto proibito, un tabù-avvertimento, per il transumanesimo diventa invece un innegabile diritto dell’uomo.

Detto questo, è importante notare che la critica moderna, per quanto superficialmente simile a quella che abbiamo appena discusso, si fonda su principi differenti: la tradizione concepisce il superamento dei limiti come qualcosa di innaturale, un tentativo di appropriarsi di poteri che non appartengono all’essere umano; la modernità, al contrario, riconosce la validità del potenziamento come strumento, ma argomenta che l’uomo potrebbe farne un uso scorretto. Uno dei più emblematici esempi di questa interpretazione è “Brave new world” di Aldous Huxley, scritto e pubblicato proprio in quell’Inghilterra degli anni 30 dove è nato il transumanesimo: come altri autori dell’epoca, Huxley era affascinato dall’idea di utilizzare la tecnologia per creare una società nuova, ma ne riconosceva anche il potenziale pericolo come strumento di controllo sociale. “Brave new world” è quindi stato scritto come una sorta di “saggio romanzato”, volto ad illustrare il punto di vista dell’autore: l’opera racconta infatti di un futuro distopico dove scienza e tecnologia sono state sfruttate per creare una società stabile e felice, ma priva di creatività, libertà e individualità. Huxley riconosce quindi il potere della tecnica, ma al contempo cerca di avvisarci di come l’uomo potrebbe abusarne. Enfasi sul “potrebbe”, in quanto la sua ultima opera, “Island”, offra una visione piuttosto diversa, e per certi versi complementare, a quella di “Brave new world”: dove quest’ultimo ci offre una macabra descrizione di un mondo dove la tecnologia è usata per assoggettare e dominare l’uomo, “Island” propone invece un’utopia in cui la tecnica serve esclusivamente a garantire il benessere delle persone e a migliorarne la vita. Come si può quindi vedere, la scienza, il “superamento dei limiti”, non è, in sé, malvagia: si tratta, molto semplicemente, di uno strumento particolarmente potente, il cui potenziale in senso positivo o negativo dipende puramente da come viene utilizzato.

Aldous Huxley è però soltanto uno dei primi ad avanzare dubbi simili: nel corso degli anni, e soprattutto con la nascita del transumanesimo vero e proprio, essi si sono infatti cristallizzati in forme più concrete, una delle quali è proprio quella menzionata da Leone XIV nella sua enciclica. Più precisamente, il papa prende in considerazione la possibilità che il potenziamento porti alla discriminazione, una tematica ampiamente discussa anche dai transumanisti stessi. Il concetto stesso di “postumano” implica infatti l’esistenza di un divario qualitativo tra chi è potenziato e chi no, divario che potrebbe causare lo sviluppo di pratiche discriminatorie. La fantascienza, ad esempio, ci direbbe che i postumani potrebbero iniziare a vedere sé stessi come superiori al comune essere umano, con conseguenze che non è difficile immaginare. Più realistico, ma non per questo meno importante, è l’impatto dell’enhancement sul mercato del lavoro: il possesso di capacità potenziate potrebbe infatti risultare di grande valore per le aziende, portando così ad una situazione in cui chi si è sottoposto al processo risulta particolarmente competitivo, mentre chi non vuole (o non può) si trova in una condizione di svantaggio. Al tempo stesso, non è da escludersi che l’accesso al potenziamento possa risultare limitato, almeno in un primo momento: costi in denaro, scarsità di esperti capaci di gestire il processo o difficoltà nel reperire materiali e strumenti adatti potrebbero infatti precludere questa possibilità ad una buona parte della popolazione. In tal caso potremmo quindi trovarci a dover affrontare un allargamento del già esistente divario tra ricchi e poveri, che a questo punto non sarebbe più soltanto economico, ma anche fisico e mentale.

Tutto ciò è però lontanissimo dall’ideale transumanista. Il transumanesimo, bisogna ripeterlo, ha un approccio ottimistico-liberale all’idea del potenziamento: l’enhancement è percepito come una pratica del tutto positiva e altamente desiderabile, che dovrebbe essere resa disponibile a chiunque voglia usufruirne. La possibilità che esso porti a forme di discriminazione è quindi compresa e discussa, ma al tempo stesso sminuita e trattata come qualcosa di secondario. Le già menzionate “Transhumanist FAQ” ci offrono un ottimo esempio di questo atteggiamento: il testo ammette apertamente che a beneficiare del potenziamento saranno soprattutto i ricchi e i potenti, ma controbatte evidenziando come forme di disuguaglianza di questo tipo esistano già, ed argomentando che, col tempo, l’enhancement diventerà sempre meno costoso e più accessibile. La risposta è in realtà sensata, ed è chiaro che gli autori hanno davvero preso in considerazione la questione, ma è altrettanto evidente come il problema sia sostanzialmente ignorato: la “soluzione” proposta è, sostanzialmente, “aspettate con fiducia, e vedrete che la situazione si risolverà da sola”. Questo, vale la pena notarlo, non è però un caso isolato: l’atteggiamento ottimistico nei confronti della tecnologia e dell’enhancement porta spesso i pensatori transumanisti a tralasciarne i pericoli e le conseguenze negative, vedendoli come poco importanti in confronto agli enormi vantaggi promessi dal mondo dei postumani.

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