Alcuni giorni fa “Il Foglio” ha pubblicato un articolo dal titolo piuttosto interessante: “Come rendere la filosofia a prova di AI? Basta abolire la tesi di laurea”, di Antonio Gurrado. Come si può evincere dalla scelta del nome, l’autore di questo testo propone di modificare il curriculum della laurea in filosofia, sostituendo la tradizionale tesi con una prova finale alternativa, meno vulnerabile agli abusi dell’intelligenza artificiale generativa, che permetterebbe ad uno studente disonesto di produrre l’elaborato senza alcun impegno.
L’argomento, di per sé, non è privo di fondamenti: ci sono numerosi esempi che potrei fare per mostrare come la GAI (generative AI) possa essere utilizzata in modo disonesto in ambito scolastico o lavorativo, e le difficoltà nell’identificare se un contenuto sia “vero” o artificiale dovrebbero ormai essere ben note anche al grande pubblico grazie ai numerosi deepfake che si sono diffusi negli ultimi anni. Che l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per realizzare le tesi di laurea è quindi assolutamente possibile, se non addirittura probabile. Detto ciò, quella proposta da Gurrado mi sembra una soluzione non solo piuttosto estrema, ma anche molto meno efficace di quanto egli sembri pensare. Andiamo dunque a vedere perché.
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